CINEMA 

Stanley Kubrick

Un visionario dietro la macchina da presa


Genio, avanguardista, folle, espressionista, futurista, innovatore, controverso, perfezionista, paranoico: solo alcuni degli aggettivi attribuiti al regista che più di ogni altro ha cambiato e influenzato il mondo e il modo di fare cinema del XX secolo. In quasi quarant’anni di attività, il film-maker americano, ha partorito alcune delle principali pietre miliari del cinema moderno, scandalizzando, sconvolgendo e riscrivendo le regole della settima arte.

La forza dell’immagine rappresenta il punto cardine nell’universo del Cinema di Stanley Kubrick, tanto da far diventare l’unità narrativa classica del racconto subordinata, secondaria e utile principalmente a potenziare e a esaltare l’immagine stessa.

Artim Magazine n.3 - Stanley KubricK: un visionario dietro la macchina da presaIl cineasta americano può essere considerato contemporaneamente sia autore d’avanguardia che tradizionale; il suo stile è diviso tra realista ed espressionista, in cui le immagini oltre ad assumere un’importanza predominante, sconvolgono e restano impresse indelebilmente nella mente dello spettatore.

Isolato ed eccentrico, Kubrick voleva avere il controllo totale di ogni suo film, di ogni aspetto di esso e odiava qualsiasi tipo di interferenza esterna, controllando personalmente e meticolosamente (al limite della maniacalità) ogni fase realizzativa dei suoi lungometraggi, finanche la più banale. Non voleva limitazioni, doveva poter dire e mostrare nelle sue pellicole tutto quello che voleva, osare e fare quello che agli altri non era permesso o non avevano il coraggio di fare; era necessario che il suo genio fosse messo in condizione di esprimersi al meglio, senza ansie di budget o di censura, né imposizioni di produzione o esigenze pubblicitarie. Chiedeva ed esigeva dai suoi attori il massimo, sottoponendoli a infinite serie di ciak e a giornate lavorative lunghissime ed estenuanti, senza orari prestabiliti né pause, ma chiunque abbia avuto la fortuna di lavorare per lui considerava questo un privilegio più che un sacrificio (basta leggere qualche intervista a Jack Nicholson o Tom Cruise per rendersene conto). Il Cinema di Kubrick non ha mai avuto limiti, in questo probabilmente risiede il segreto del più influente autore del Cinema contemporaneo. Il suo estremo perfezionismo creativo ha reso le sue creazioni uniche e inimitabili, affascinando e stregando intere generazioni. L’attualità e la qualità delle sue pellicole colpiscono e scioccano gli addetti ai lavori, e non solo, anche a distanza di quasi cinquant’anni; i suoi film rappresentano delle vere e proprie opere d’arte e mostrano l’utilizzo di invenzioni e tecniche talmente innovative da fare scuola ancora oggi nel mondo del Cinema contemporaneo. Un esempio classico può essere quello della Steadicam: questo straordinario nonchè innovativo stabilizzatore per macchine da presa, fu concepito a metà degli anni Settanta dall’operatore cinematografico americano Garrett Brown. Esso consente la realizzazione di stupefacenti riprese stabili in movimento e senza l’ausilio del dolly, evitando che la macchina subisca scossoni o bruschi movimenti che potrebbero alterare o rovinare la qualità della ripresa cinematografica. Kubrick intuì prima di ogni altro regista le infinite potenzialità di questo stabilizzatore e, dopo averlo studiato accuratamente, decise di girare Shining (1980) adattando l’intero suo set per l’utilizzo della Steadicam. Ne venne fuori un lavoro di qualità eccelsa, riprese e sequenze che fino ad allora non erano nemmeno lontanamente immaginabili, adesso prendevano vita sullo schermo e strabiliavano milioni e milioni di telespattatori.

Nonostante una filmografia tutt’altro che sconfinata (“soltanto” 13 lungometraggi dal 1953, anno di “Paura e desiderio”, al 1999, anno di “Eyes Wide Shut”), Stanley Kubrick è riuscito, comunque, ad attraversare tutti i principali generi cinematografici, ridefinendoli e, talvolta, mutandoli completamente; col già citato “Shining”, produce l’horror definitivo che diverrà un classico del genere affiancandosi a capolavori come “Rosemary’s Baby” (1968) di Roman Polansky e “The Exorcist” (1973) di William Friedkin, mentre con “2001 Odissea nello spazio” (1968) arriva a toccare anche il genere della fantascienza, creando un insuperabile esempio di Cinema d’avanguardia per gli effetti speciali e capostipite del genere fantascientifico. Con “Full Metal Jacket” (1987), invece, il cineasta americano sposta la sua attenzione sulla guerra in Vietnam, sia come espressione della follia del mondo occidentale, ma specialmente come momento di trasformazione degli uomini in automi attraverso lavaggi di cervello e punizioni corporali; “Arancia meccanica” (1971), ancora, rappresenta uno straordinario esempio di analisi sociologica di una collettività in cui dominano violenza e frustrazione sessuale, frutti del disorientamento e dell’impossibilità di realizzare i propri desideri in un contesto sociale non molto lontano da quello odierno.

Barry Lyndon” (1975), kolossal storico in costume, viene ricordato in particolare per la sua inarrivabile fotografia, con tutte le scene girate con luce naturale, compresi gli interni rischiarati solo da candele e lumi a olio, un qualcosa di straordinario e unico non solo per il Cinema di quegli anni; in “Lolita” (1962), il regista raccoglie spunti dalla letteratura di Vladimir Nabokov, costruendo un melodramma a tinte marcatamente erotiche che sconvolgerà i tabù dell’epoca. Grazie a “Rapina a mano armata” (1956), una delle sue prime opere (a mio avviso una vera e propria gemma nascosta della sua filmografia e poco conosciuta al grande pubblico), Kubrick arriva a toccare, perfino, il genere del gangster movies mescolato al noir, diventando un’ispirazione per pellicole ben più note come “Le iene” (1992) di Quentin Tarantino. “Eyes wide shut” (1999), infine, è il suo ultimo lungometraggio: uscito postumo dopo la morte dell’autore ma in una versione approvata da quest ultimo, la pellicola narra di un viaggio nei più remoti e oscuri segreti della mente umana. Considerato senza ombra di dubbio il suo film più complesso, moralista e misterioso, rappresenta un sunto di tutta l’eccezionale e incomparabile carriera di un regista e autore tra i più grandi e rilevanti della storia del Cinema mondiale.

articolo di Marciano Santosuosso – foto di Stanley Kubrick photographer 

 

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