Ombrina Mare simbolo di un Paese in stand by: l’istanza di concessione di coltivazione ed il permesso di ricerca

All’«Ombrina Mare» oggetto del contendere tra il partito della Strategia Energetica Nazionale (SEN) montiana e oggi renziana, e i detrattori del modello di crescita che ha nel Piano Nazionale di Riforma contenuto nel DEF 2015 e nello Sblocca Italia i suoi principali riferimenti politico-programmatici, fa da sponda l’altra «Ombrina Mare», quella dei procedimenti autorizzatori, dei continui e improvvisi ‘stop and go’, frutto delle contraddizioni di un sistema prigioniero di se stesso, incapace di scegliere tra modelli alternativi e di mettere a sistema, se non in maniera deteriore come con l’art. 38 dello Sblocca Italia, il complesso quadro normativo che interessa le attività nazionali di ricerca e coltivazione di gas e petrolio.

* * *

 

XIl 17 dicembre del 2008 la Medoilgas Italia S.p.A. chiedeva al Ministero dello Sviluppo Economico che le venisse conferita la concessione di coltivazione in mare «d 30 B.C-MD».

Il progetto – denominato «Ombrina Mare» – prevedeva la realizzazione di alcune strutture poste a circa 6,5 chilometri dalla costa (meno di 5 miglia marine), su un fondale di circa 20 metri prevalentemente sabbioso: una piattaforma di produzione gas e olio (OBM-A) da cui si dipartono 4-6 pozzi di produzione; un serbatoio galleggiante per il trattamento e lo stoccaggio della produzione di olio (FPSO); sealines e ombelicali per il trasferimento tra OBM-A e FPSO; sealines per il trasferimento del gas da OBM-A alla piattaforma esistente Santo Stefano Mare 9, per complessivi 17 km circa di tubazioni sommerse di vario diametro.

Articolo di Enzo Di Salvatore e Enrico Gagliano – immagine di Artim 

 

Leggi l’articolo completo sul Magazine

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*
*
Website