Nell’Artim Magazine N. 4 un approfondimento sulla “Commedia all’italiana”, un genere fondamentale ed imprescindibile per la storia cinematografica italiana.

MatrimonioAll'ItalianaScreenshotUna definizione di “Commedia all’italiana” ci arriva da un’intervista di Tonino Pinto a Mario Monicelli. “La commedia all’italiana è questo”, dice Monicelli, “trattare con termini comici, divertenti, ironici, umoristici degli argomenti che sono invece drammatici. È questo che distingue la commedia all’italiana da tutte le altre commedie…”.
L’espressione giunge dalla parafrasi di un film di Pietro Germi, “Divorzio all’italiana” del 1961.
Un genere, questo, che ironizzò sin dalla sua nascita sui vizi e sulle virtu degli italiani, e che fini ben presto per essere apprezzato anche all’estero, dove venne compresa sin da subito la sua grande importanza (a differenza dell’Italia in cui veniva considerato un genere di “serie b”).
Affermatosi principalmente nella seconda metà degli anni cinquanta, il genere della “Commedia all’Italiana” iniziò un lento declino dalla metà degli anni sessanta che si completò definitivamente negli anni settanta, con la scomparsa di alcuni dei suoi principali interpreti tra i quali Vittorio De Sica, Totò, Peppino De Filippo, il gia’ citato Pietro Germi, Antonio Pietrangeli, Gino Cervi, Tina Pica, Camillo Mastrocinque.
Successivamente, sia pure con caratteristiche ormai profondamente diverse da quelle “nobili” evidenziate negli anni cinquanta-settanta, il genere si ritagliò un ulteriore spazio nel panorama cinematografico italiano (basti pensare alla commedia sexy all’italiana o al cosiddetto filone “trash”), in particolare dalla fine degli anni ottanta fino agli anni 2000, con autori e attori come Carlo Vanzina, Roberto Benigni, Carlo Verdone, Lino Banfi, Renato Pozzetto, Paolo Villaggio e tantissimi altri, anche se, a detta della maggioranza dei critici, la “commedia all’italiana”, quella vera, è da considerarsi ormai un filone definitivamente tramontato già agli inizi degli anni ottanta, lasciando il posto, tutt’al più, a una “commedia italiana”.

Insomma, un genere che ci rappresentava ma che ad un certo punto ha smesso di farlo, per mancanza, possiamo dirlo, di interpreti e protagonisti validi, che nobilitarono un filone considerato all’apparenza di secondo piano.

Cosa ha rappresentato per la cinematografia nazionale ed internazionale questo particolare filone? Perchè la stagione neorealista di Rossellini e De Sica ha avuto un ruolo fondamentale nella nascita e nello sviluppo della commedia all’italiana? Chi sono stati i principali protagonisti di questo genere cinematografico? Perche’ la commedia all’italiana veniva considerato un genere di “serie b”? Perche’ “Amici miei” di Mario Monicelli può essere considerato una sorta di conclusione testamentaria di questo rilevante filone cinematografico?
Questo e altro nell’approfondimento sull’argomento che sarà pubblicato sull’Artim Magazine N.4, in uscita la seconda settimana di marzo.

immagine di pubblico dominio 

Nel frattempo sfoglia l’Artim Magazine N.3

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